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Antonio il Verso, madrigalista dimenticato

  • Scritto da  Sebi Arena

È pur vero che nella propria patria i grandi uomini, siano profeti o artisti, vengono regolarmente disprezzati da vivi e dimenticati da morti. Quella della dimenticanza sembra proprio una ineluttabile regola umana. Ma se l'ingratitudine ci è congeniale, tuttavia dovremmo accollarcene sinceramente la colpa, poiché l'esistenza dell'uomo continua a perpetuarsi nei secoli e nei millenni, non solo per le sue capacità biologiche, ma anche per la sua intelligenza e cultura, per la sua volontà ferrea di archiviare esperienze e vivacizzare memorie.

La nostra città vanta grandi uomini e creature geniali che hanno fatto della loro esistenza un inno al sapere, all'arte, alla storia, ma questa città sa dimenticarli in fretta e non ama scavare nel suo passato se non per gonfiarsi il petto di accadimenti più folcloristici o mitici che reali. Un grande piazzese del XVI sec. viene celebrato e ricordato altrove, tranne che a Piazza. Si tratta di uno dei suoi figli migliori, Antonio il Verso, laico, importantissimo e prolifico musicista rinascimentale, maestro di tutta una generazione di compositori, era il principale rappresentante della cosiddetta Scuola Musicale Piazzese che già era fiorente nella prima metà del sec. XVI, ad opera di altri musicisti piazzesi come Riccardo La Monica, Michele Malerba e Antonio Sanso.

La nostra città in quel periodo aureo e fecondo rappresentava un vero crogiolo di cultura: poesia e musica erano praticate sia dalla nobiltà che dalla borghesia e il popolo non disdegnava di apprezzare il canto e le composizioni strumentali. Ma, si sa, il rinascimento era l’umanesimo e questo stava a significare infarcimento e risveglio di ogni forma di cultura che potesse elevare e arricchire l’uomo.

Antonio il Verso fu dunque, storico, (scrisse la Historia della città di Piazza) letterato, poeta, ma soprattutto era insigne musicista che, avendo frequentato il maestro Pietro Vinci da Nicosia e le fucine artistiche palermitane e poi veneziane, diede un grande contributo sia alla musica sacra che a quella polifonica profana. In Italia allora dominavano il panorama musicale il veneziano Giovanni Gabrieli, il cremonese Claudio Monteverdi, il romano Pierluigi da Palestrina. Il nostro Antonio Verso fu il vero continuatore in Sicilia della scuola veneziana e certo la figura più rappresentativa di tutta la scuola polifonica siciliana. Dell’intero corpus versiano (su trentanove opere ventitré sono libri di madrigali e di questi ultimi il Verso ne compose oltre cinquecento) ci rimangono diciassette raccolte. Recenti e autorevoli studi realizzati per iniziativa dell’Istituto di Storia della Musica dell’Università di Palermo diretta da Paolo Emilio Carapezza e dedicate alle “Musiche rinascimentali siciliane” hanno reso possibile la pubblicazione in edizione critica di diverse opere del nostro Antonio il Verso che, in questo modo, sono a disposizione di studiosi ed esecutori.

Infatti le sue composizioni vengono eseguite più spesso che un tempo. Questo avviene un po’ dappertutto tranne, ovviamente, che a Piazza, città dell’oblio.

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