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Gen. Antonio Cascino

  • Scritto da  Sebi Arena

Antonino Cascino, discendente di una antica famiglia ghibellina, nacque a Piazza Armerina il 14 Settembre 1862. A quattordici anni, finito il primo grado di studi, si trasferì a Catania per conseguire il diploma di secondo livello; a diciassette anni, superati gli esami d’ammissione entrò all’Accademia di Artiglieria di Torino. Iniziò così la sua carriera militare. Dopo una breve gavetta gli fu affidato il compito di addestrare le reclute dell’esercito. Istruire reclute, trasformarle in bravi soldati e restituirle al Paese come onesti cittadini era una mansione che lo entusiasmava a tal punto che dedicò molto tempo nel cercare nuovi e più efficaci metodi di addestramento.

Antonino Cascino, discendente di una antica famiglia ghibellina, nacque a Piazza Armerina il 14 Settembre 1862. A quattordici anni, finito il primo grado di studi, si trasferì a Catania per conseguire il diploma di secondo livello; a diciassette anni, superati gli esami d’ammissione entrò all’Accademia di Artiglieria di Torino. Iniziò così la sua carriera militare. Dopo una breve gavetta gli fu affidato il compito di addestrare le reclute dell’esercito. Istruire reclute, trasformarle in bravi soldati e restituirle al Paese come onesti cittadini era una mansione che lo entusiasmava a tal punto che dedicò molto tempo nel cercare nuovi e più efficaci metodi di addestramento.
Le sue autorevoli e qualificate pubblicazioni a sfondo bellico lo aiutarono a conseguire una cattedra all’Accademia Militare di Modena, città nella quale, in quegli anni, conobbe Pia Taccoli che sposò nel 1899. Fu proprio a Modena che si affermò il suo lato di “educatore di anime”, come sottolineano la stima e il rispetto che le reclute e i colleghi gli riconoscevano.
Le sue successive pubblicazioni unite all’eccezionale competenza tecnica lo fecero entrare di diritto nell’elite dei grandi luminari dell’esercito.
Con l’inizio della prima guerra mondiale il Gen. Antonio Cascino diede corpo a tutte le sue esperienze strategiche e tecniche per compiere assieme ai suoi uomini eroiche imprese che gli valsero l’ammirazione da parte di tutto l’ambiente marziale.
Il 15 settembre del 1917 una grossa scheggia lo colpisce ad una gamba durante un assalto; lui incurante della ferita organizza i soccorsi per i malati più gravi. Alla prima postazione medica gli consigliano il ricovero in ospedale ma lui non accetta di lasciare il posto di comando durante i continui attacchi da parte degli austriaci.  Quando, due giorni dopo, viene trasferito in un nosocomio è ormai troppo tardi, così dopo 12 giorni di agonia spira.

Alla notizia della sua morte la sua brigata Avellino sprofondò nella commozione e nella sconforto.
Al generale fu conferita alla memoria la medaglia d’oro al Valore Militare e a guerra finita le sue spoglie furono riposte al Pantheon di Palermo dove tuttora sono custodite accanto ai più celebri figli della Sicilia.

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