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Prospero Intorcetta, In-Tu-Tsè Chio-ssé

  • Scritto da  Sebi Arena

Circa 300 anni fa moriva il personaggio piazzese Prospero Intorcetta, scienziato, umanista, uomo di fede. È doveroso fare qualche cenno a questo grande e singolare personaggio, la cui coraggiosa figura troneggia nel patrimonio di tutta la cultura essendo stato il primo a divulgare in Europa i testi di Confucio, "il Santo perfettissimo".

Chiunque si sarebbe scoraggiato di fronte alle difficoltà incontrate e alle sofferenze patite in tanti anni trascorsi in un ostile e lontano paese quale era la Cina del 1656, anno in cui il gesuita piazzese Prospero Intorcetta venne inviato in missione a Macao insieme ad altri sedici confratelli. Per la veri-tà la missione di Intorcetta in Cina, voluta dai padri della Compagnia di Gesù, non cominciò male, anzi la benevolenza, la liberalità e la correttezza dell'imperatore Shun-Chih inaugurò un periodo di tranquillità per i nostri missionari i quali peraltro approdavano nell'impero del Drago portando seco conoscenze scientifiche di grande rilievo soprattutto nel campo della matematica, della geometria, della fisica, dell'astronomia, dell'arte nautica e delle scienze naturali.

Le conoscenze del nostro In-torcetta e i suoi modi umili e intraprendenti a un tempo, solleticarono a tal punto l'interesse dei mandarini di corte e dello stesso imperatore che attorno a lui si creò una vasta curiosità intellettuale e un prestigio tali da consentirgli ospitalità e ampia libertà di movimento a corte con la possibilità negli anni di dedicarsi allo studio dei costumi cinesi e alla successiva divulgazione di quella fede cristiana portata dall'occidente. Non fu uno scandalo, per l'imperatore cinese Shun-Chih, la missio-ne di Intorcetta, tanto che, l'avvento dei gesuiti in quel paese, permise la costruzione di centinaia di chiese e residenze cristiane e il battesimo di molte centinaia di migliaia di cinesi che accorrevano da lui per i suoi ammaestramenti scientifici.
Prospero Intorcetta era nato a Piazza nel 1625, ma nella sua prima giovinezza credette di avere la vocazione dell'avvocato, tuttavia ci fu un momento in cui ebbe il sopravvento una scelta di fede e così, approdato alla sede della Compagnia di Gesù a Messina, per studiare la sacra teologia, l'ardimentoso trentenne fu proposto per andare in missione nelle lontane e misteriose terre dell'estremo oriente. Macao era allora un posto di frontiera essendo colonia portoghese alle porte dell'impero cinese. Un breve soggiorno di Prospero Intorcetta servì per familiarizzare con la storia e i costumi cinesi, mentre nel 1659 entrava nella provincia di Kiang-si per assumere la cura della co-munità di Kien. Lì assunse il nome cinese di In-Tu-Tsè Chio-ssé, che significa Intorcetta il Chiazze-se, e intraprese lo studio delle opere di Confucio. La sapienza del grande filosofo cinese lo affascinò a tal punto che Intorcetta intuì come "la dottrina del mezzo" potesse abbracciare le visioni cristiane e viceversa. Fu lui stesso a intagliare, con incommensurabile pazienza, le tavolette coi caratteri xi-lografici e stampare la "Sapientia sinica" nel 1662 che comprende i Dialoghi con Yu, La Grande scienza e la "Sinarum scientia politico-moralis" dove è compreso il terzo libro del Maestro, appunto il Chung Yung (La dottrina del mezzo).
Purtroppo, alla morte del buon imperatore Shun-Chih la situazione mutò presto a Pechino e nell'impero di Cina e fu facile la prima persecuzione contro i nostri missionari i quali furono arre-stati e torturati con l'accusa di eresia e tradimento. Intorcetta insieme con altri 24 religiosi andò in esilio nella lontana Canton mediante sei mesi di navigazione fluviale e lì condusse un'esistenza di stenti e di dolore.
La descrizione di questo stato di estrema sofferenza fu lo stesso Intorcetta a riferirla davanti al Santo Uffizio leggendo la relazione "Compendiosa narrazione dello stato della missione cinese" nel 1671 dopo quindici anni di missione nel misterioso paese d'oriente. Riferì pure di alcuni portentosi accadimenti verificatisi in Cina durante la persecuzione tra il 1664 e il 1668 e che potrebbero dive-nire ghiotti bocconcini per qualche studioso dei nostri giorni di fenomeni arcani. Come non cogliere infatti il mistero nel racconto di In-Tu-Tsè Chio-ssé che aveva visto l'edificio imperiale di Pechino incendiato da un globo di fuoco proveniente dal cielo? Oppure di una pioggia senza che vi fosse alcuna nube nell'aria? O di fiumi di sangue che scorrevano per tre giorni? E come non rimanere allibiti al racconto di ciò che avvenne nella città di Vu-ngan-hien dove, nella sesta luna cinese, piombò dal cielo un immenso e spaventoso dragone di oltre trecento metri di lunghezza?
Prospero Intorcetta partì dalla Cina nel 1668 e il suo viaggio verso l'Italia durò oltre due anni e mezzo, quando ormai le persecuzioni erano al crepuscolo. Egli, dopo la relazione romana fatta agli Eminentissimi della Congregazione de Propaganda Fide, venne in Sicilia e rivide la sua casa natale a Piazza. Un suo ritratto, che è la copia di un altro grande ritratto che si trova alla Biblioteca comu-nale di Palermo, fa bella mostra di sé nella Sala delle Luci del Municipio di Piazza Armerina: Pro-spero Intorcetta indossa un vestito da mandarino e reca in mano un bel ventaglio con disegni e ideo-grammi. Lo sguardo è intriso di saggezza e anche di nostalgia per l'oriente. In-Tu-Tsè Chio-ssé ri-prese la strada della Cina e si stabilì ad Hang-Tchou, capitale della provincia dello Tsè-Kiang dove si spense all'età di settant'anni nel 1696. Poco più, appunto, di trecento anni fa.

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