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Biblioteche

  • Scritto da  Fabio Palermo

Anche quel Sabato stavo seduto lì, sulla mobile panchina alla ricerca del sole, nervoso come un caffè in un pomeriggio di mancate affermazioni; il cane del rimorso e i gatti del dubbio a cercare cibo.

La biblioteca , quintessenza del ricordo, sarebbe stata aperta fino alle diciotto, orario scialbo tra fine giornata e inizio sera.

le condizioni erano ideali per agire e la feroce scelta andare-restare richiedeva non poche energie.

Le  mie mani umidicce passavano con rapidi gesti dalle tasche all'intreccio, lasciando al capolinea del movimento l'impronta su quel giallo esplosivo della tessera non cedibile e strettamente personale.

Avevo deciso: io, cammello ad una gobba sul naso nella cruna di un ago, dovevo attraversare quella polvere di vento, quei personaggi inclini alle domande e oltrepassare quella porta girevole; contai fino a tre prima di contare fino a dieci ed alzarmi. Partito, nulla poteva più fermarmi, non il vento diventato uragano, non le assillanti domande accecanti, non gli attriti e i rumori dalla porta girevole no, niente poteva fermarmi: era fatta, ero dentro.

Il silenzio opportuno regnava democratico nell'abside, la brillantezza degli archivi sottolineava la cura, le schede colorate per le richiese invocavano a gran voce la scrittura.

Incantato, assolutamente incantato.

Mi avvicinai all'archivio e cercai la collocazione da trascrivere sulle richiesta; sono sempre stato abile in queste ricerche e non mi ci vollero più di cinque minuti per trovare  ciò che a me serviva.

Aprì con una certa foga inopportuna lo zaino rumoreggiando fastidiosamente alla ricerca di una biro...

Mi feci riconoscere ancora prima di dare la mia tessera come  la mamma insegna.   Con un forte imbarazzo passai alla compilazione del modulo tenendo sempre molto l'attenzione; uno sbaglio, il minimo errore sarebbe stato fatale, non avrei mai avuto il coraggio di prendere un altro modulo.

Completata l'operazione senza intoppi, mi avvicinai al bancone per consegnare la richiesta incollata alle mie mani umide di sudore ma fredde come l'inverno passato.

"Lunedì mattina passi a ritirarlo." Fu la risposta.

Oggi è Lunedì mattina e sono seduto sulla stessa panchina accanto all'angoscia e alla curiosità a chiedermi cosa potrò mai trovare nel libro della mia anima; se i miei ricordi saranno in ordine d'importanza o di apparizione, se il contatto con i ricordi rimossi sarà deleterio, se sarà utile rivivere tutta la mia vita attraverso ciò che io solo ho potuto vedere, se io riuscirò a leggermi per un mese intero...

Da dieci minuti la porta girevole ha smesso di girare, la biblioteca è chiusa e non so se tornare questo pomeriggio o non tornare mai più.

Aspetterò, aspetterò che l'ultima pagina sia scritta, e poi lo regalerò alle stagioni circolari perchè questa storia non abbia fine. Finalmente ha smesso di piovere.

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