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Festa delle Streghe

Streghe e demoni presenziano alla magica ed inquietante notte di San Giovanni, metamorfosi delle antiche divinità romane e di quelle dell'area celtica, a cui sembra rimandare l'albero del noce, sacro presso questo popolo, dedito anch'esso a riti solstiziali. La festa del santo cade infatti nel solstizio d'estate; solennizza la nascita di S. Giovanni Battista, annunciatore del Cristo, nato invece nella mezzanotte del 24 dicembre, nel solstizio invernale. Potrebbe anche collegarsi al passaggio dei morti, che gli antichi vedevano in questo periodo di transizione delle stagioni, momento critico dell'anno. Presso i Romani, come testimonia Plinio il Vecchio, era festa simile ai Saturnali: cadeva il divieto del gioco d'azzardo e la popolazione si scatenava nel canto e nel vino.

Nel Medioevo si mangia, si beve e si danza a Roma nello spazio tra le basiliche di S. Croce e di S. Giovanni, nella notte della vigilia si accendevano fuochi aspettando il passaggio delle streghe. Con il fuoco, che aveva un ufficio di purificazione, veniva esaltato anche il potere fecondativo della rugiada: giovani spose si sdraiavano sull'erba umida e uomini e donne si davano talvolta a pratiche, ritenute eccessive e peccaminose dalla chiesa, che le vietò con bolle ufficiali : "...proibiamo a qualsivoglia dell'uno e l'altro sesso di portarsi in detta notte fuori delle porte della città...sotto qualsivoglia pretesto che possa recar scandalo...

Comanda a tutti gli Osti e Bettolieri che nella vigilia di detto Santo debbano tener serrate le loro Osterie e Bettole dalle tre ore della notte alle dieci del giorno seguente..." Ma questo divieto non impedì l'usanza della festa per tutto l'Ottocento, fino a che nel 1872, dopo due anni dalla presa di Roma, i governanti proibirono la festa notturna all'aperto, senza però chiudere le osterie, dove in realtà la festa aveva luogo tra lo scampanio dei campanacci scaccia-streghe, i canti, il vino, il gioco della morra, mangiando le tradizionali lumache, in realtà simbolo lunare che indica la rigenerazione periodica con i suoi cornetti e appare e scompare nel suo guscio, così come la luna nel cielo.

La festa venne arricchita nel secolo scorso di un concorso musicale di canzoni romanesche, inaugurato nel 1891.

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