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Gran Priorato di S. Andrea

La chiesa di S. Andrea fu costruita intorno al 1100 e il carattere normanno dell' edificio si evidenzia bene nei portali principale e laterale e nei capitelli marmorei del portale principale. In essa appare evidente la fusione tra lo stile romanico e quello arabo. E' lontano lo slancio gotico pur possedendo archi acuti che lo preludono, inseriti però in una robustezza squadrata e serena di evidente risonanza araba.
Il tempio si innalzava a circa un chilometro a nord dal centro storico murato, ma per la recente espansione urbana ormai fa parte integrante della città. Si erge su una collinetta ai cui piedi scorre il torrente Bellia. La fabbrica si presenta come una massa compatta di calda pietra arenaria sormontata da un piccolo campanile quadrato. La facciata meridionale ed il suo transetto sono segnati da due eleganti portali ad arco a sesto acuto sormontati in alto da una teoria di strette feritoie. Il tempio è disposto da oriente verso occidente secondo la tradizione esoterica della costruzione delle chiese medievali.

Anche nel lato settentrionale è presente un portaletto archiacuto. A occidente è il prospetto principale con un portale archiacuto incassato adornato di agili colonnine di cui rimangono solo le basi e un capitello marmoreo. Nel timpano si apre una finestra circolare vuota. Il portale si continua in una scalinata che porta verso il fiume e l' antico mulino di S. Andrea.
La pianta della chiesa è a T con una lunga navata chiusa da un tetto a capriate. Una scalinata a nove gradini divide la navata dal sancta sanctorum che è costituito dal transetto diviso in tre parti da grandi archi in pietra a sesto acuto. A oriente sono la grande abside centrale, su cui si apre una feritoia, e due absidiole laterali. Le pareti della navata erano riccamente affrescate finché nel 1830 non avvenne la malaugurata opera del procuratore del Priorato che fece inalbare gli affreschi residui facendoli così sparire alla vista. Recentemente l' illuminata opera della Soprintendenza ai Beni Culturali ha permesso la fruizione pubblica dopo un attento e prezioso restauro eseguito dal Prof. Nicolosi a Palermo. Fra i diciannove pezzi ve ne sono alcuni risalenti all' epoca di fondazione del tempio (XII sec.), mentre gli altri vanno fino XV secolo. La collezione meriterebbe uno studio più approfondito e una trattazione a parte, rappresentando gli affreschi un prezioso contributo alla cultura figurativa siciliana di quei secoli, tuttavia una menzione qui va fatta: fra di essi notevoli sono raffigurazioni di Angeli e Santi di mano bizantineggiante, un Martirio di S. Andrea, una Dormitio Virginis, una Deposizione dalla Croce, una Strage degli Innocenti e una Crocifissione del XII sec., una Madonna col Bambino del XV sec., una Resurrezione del XV secolo, un S. Antonio Abate in cattedra e un S. Agostino in cattedra. Grandiosa e affollata composizione è l' affresco del 1486 raffigurante la la pietati di nostru signuri al cui centro domina la figura del Cristo sorgente dalla tomba. D' intorno e sul fondo scuro molte figure sono inserite insieme ad una miriade di cartigli e simboli richiamanti la Passione: la Croce e i due tau lignei laterali, la scala e la lancia, il martello e le tenaglie, le verghe e il flagello nelle braccia del Cristo, catene e chiodi, vasi d' unguento, la verga con la spugna del fiele, il sole e la luna, la tunica, i dadi e una veronica, etc. Sotto alla tomba vi è raffigurata una messa gregoriana solenne celebrata da un pontefice e da una corte di cardinali. L' interesse di questo affresco oltre che nella composizione artistica è nelle scritte in lingua latina e siciliana che possono offrire molti spunti alla storia dell' arte e della lingua.

 

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