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Antica Platia

Antica Platia

Dal mese di marzo 2004 fino a settembre, ed ancora negli anni successivi, l’èquipe del Prof. Patrizio Pensabene dell’Univ. “La Sapienza” di Roma, formata da giovani archeologi (Greco, Barresi, Sofia, Demma), mediante uno scavo finanziato dalla U.E e in collaborazione col Museo della Villa Romana e con la Soprintendenza di Enna, ha portato alla luce, a 50 mt. a Sud dello xystus-aula trichora della Villa romana del Casale, diversi ambienti domestici e manufatti riconducibili ad un impianto urbanistico vero e proprio il cui limite di estensione, in primis di 2500 mq., potrà giungere fino ad uno spazio abitativo di oltre ventimila metri quadrati.

Leggendo infatti l’aerofotogrammetria, gli studiosi da tempo avevano compreso che, a meridione del complesso tardo-antico, doveva essere sepolto un sito interpretato come la cosiddetta “pars fructuaria” e per molti decenni del secolo scorso si era trascurata la possibilità di metterla in luce. L’attuale campagna di scavi, preceduta nel 1997 da un saggio di Lorenzo Guzzardi, ha permesso l’esplorazione di ben otto strati e quattro fasi storiche attraverso una stratigrafia che va dall’epoca della “villa rustica” a quella della villa tardo-antica e poi alla fase alto-medievale di età bizantina e araba fino alla II fase medievale di età normanna. I reperti recuperati vanno dalla ceramica sigillata africana D del saggio più profondo, a tegole striate bizantine, a frammenti di anfore arabo-normanne, a ceramica invetriata e/o decorata, a tre ripostigli di tarì normanni, ad alcuni coltelli e un aratro oltre ad una miriade di frammenti fittili ripuliti che rappresentano l’enorme patrimonio catalogato per lo studio che potrà restituire una notevole mole di dati. Ormai appare certo che l’insediamento messo in luce rappresenti l’anello di congiunzione tra un borgo di tarda romanità (l’oppidum lombardorum in plano situm di Ugo Falcando (Chiarandà 1654).) adiacente alla Villa del Casale e l’attuale Piazza Armerina che risulta la continuatio urbis dopo la distruzione di quella antica, operata da Guglielmo il Malo nel 1161.

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