

Il Malleus maleficarum, pubblicato nel 1486, fu il più popolare fra i manuali per cacciatori di streghe durante il XVI e XVII secolo. La sua stesura si deve a due frati tedeschi, Jacob Sprenger e Heinrich Kramer, persecutori d’eretici. Il Malleus forniva un avallo teologico alle superstizioni più grottesche e portò alla tortura e alla morte di migliaia di innocenti, soprattutto donne. Alle streghe si attribuiva un forte influsso sulla sessualità, e spesso le si riteneva responsabili di causare infatuazioni inopportune, impotenza e sterilità.
Per cementare il loro patto con il diavolo, esse dovevano sovente avere rapporti sessuali con lui, mangiare bambini e fabbricare unguenti con i loro resti. Una volta stipulato il patto, i gesti magici della strega, erano un segnale per il demonio, che faceva accadere l’evento sottinteso. Il demonio era a disposizione della strega in ogni occasione. Le streghe accusate di malefici venivano di solito torturate finché confessavano, ma il Malleus raccomandava anche che le confessioni fossero estorte con promesse di clemenza che, però, venivano poi invariabilmente disattese.La Chiesa siciliana mostrò un certo ritardo ad allinearsi con le posizioni dei domenicani tedeschi che elaborarono il Malleus. Mentre, da una parte, l'Inquisizione spagnola in Sicilia tentava di offrire i metodi su come affrontare il problema della stregoneria, dall'altra, il prelato siracusano si limitava ad affermare che «Peccano tutti quelli che credono alli sogni et alli incanti, alli idovini, alle fatucchiere, a stregarie, a giorni, ad hore, a tempi, a punti, a cornacchie, a civette». La lettura del Malleus non aveva assolutamente influenzato il loro punto di vista né la loro formazione. Altri vescovi mostrarono lo stesso atteggiamento di freddezza nei riguerdi del Malleus, tra i quali il vescovo di Patti, di Monreale, di mazara e di Messina.
Fonte: Francesco Renda, «L'Inquisizione in Sicilia. I fatti. Le persone.», Palermo, Sellerio, 1997.