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Piazza Armerina

Poesie e Racconti

Pane

Sorpresa, meraviglia e lettera di protesta
della Signora Cecilia che, ospite della nostra
Cittadina, scopre il "mezzochilo scarso".
Il paese risponde, rivendicando la propria autonomìa.

A peso proprio no
Ma non capisci no, cara Cecilia,
e mi sorprende come il grande ingegno
mostrato nell'amare la Sicilia
si perda in una lettera di sdegno.
A chi ti tocca il pane.... gia si sa,
però, dove la metti: "Libertà".

Che qui si vende il pane il più migliore
che mai sìculo forno diede a luce,
sfornato tutti i giorni a tutte l'ore
da gente che lavora e che produce
e soprattutto di materia prima
che tra di loro ciànno enorme stima.

Tutto di eccelsa scelta ed anche più,
le bionde messi delle nostre cure,
la chiara e fresca e dolce acqua che fu
che ancora si intravede tra le arsure,
legna di legno, fuoco fiammeggiante
e segnocroce all'anime più sante.

E se perdilassù si vende a peso,
venduto sia per legge e legge sia,
ma ciò che a ttia ti appare disatteso
per noi vuol dire solo autonomìa
che conquistammo piutantànni fa
con il famoso "pane e libertà".

E lo si vende a forme, a pezzi, a tocchi,
a morsi, a sfilatini, a schegge, a brani,
a scàmpoli, a frantumi, a ciocchi, a fiocchi,
a spìzzichi, a bocconi, a piene mani,
perciò per fare un chilo ecco perchè
di mezzichili ce ne vonno tre!


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